Gabriele Grones, Ichnos

 
 

Il volto umano, isolato e analizzato nei suoi minimi dettagli, dipinto con colori a olio su tela in maniera estremamente realistica, è il tema centrale del lavoro artistico di Grones

Il titolo della mostra, ichnos, rimanda al significato greco del termine, ovvero traccia, la quale, nello specifico, può assumere una duplice valenza semantica: da una parte l’impronta del vissuto, impressa indelebilmente sulla superficie epidermica e dall’altra segno concreto del fare artistico, del suo lento dispiegarsi a partire dall’iniziale disegno effettuato con matita colorata, fino alla realizzazione finale con colori a olio. 

Senza distrazioni e senza concedere nulla al superfluo, l’artista obbliga lo spettatore a confrontarsi direttamente con i soggetti ritratti, i cui volti, spesso rappresentati in posizione frontale con lo sguardo rivolto all’osservatore, si stagliano su uno sfondo completamente neutro e monocromatico. Questo richiama da vicino i ritratti fiamminghi dell’inizio del ‘400 e benché essi mirassero a una profonda e più raccolta devozione (non a caso si facevano portatori di quella devotio moderna che si era diffusa nel nord Europa a partire dal tardo Trecento), si può a mio parere fare un confronto con l’arte di Grones: come fototessere, o come album privati pieni di ricordi, i volti raffigurati dall’artista sono impressi sulle tele come vere e proprie icone delle quali ripropongono la staticità.

L’artista riesce a innescare un gioco con lo spettatore, il quale è esposto a uno spaesamento e turbamento: infatti inizialmente l’osservatore sembra scorgere nei dipinti una semplice fotografia, ma in seguito, avvicinandosi all’opera, scopre la matericità pittorica di cui è composto il quadro. Lo sguardo spettatoriale quindi, spaesato dall’impossibilità di pervenire immediatamente a un’esatta definizione dell’oggetto della propria visione, viene messo in discussione; Grones sembra suggerirci che, laddove tutto appaia chiaro ed evidente, lì si nascondono significati più profondi. I lavori in mostra non si possono perciò circoscrivere in una semplice riproduzione di una fotografia: la pittura offre la possibilità all’artista di un’indagine soggettiva più profonda, dando così una personale lettura del volto, capace di riprodurre una propria e autentica rappresentazione della realtà. Grones si serve della fotografia come mezzo per creare i ritratti, in cui traspare il suo virtuosismo tecnico; l’artista, come abbiamo già sottolineato, partendo dal disegno a matita colorata e arrivando alla realizzazione del dipinto con i colori a olio, riesce, grazie alla proprietà realistica di tale tecnica, a donare al volto umano un aspetto tattile e una vasta varietà di sfumature, che spaziano dalla ricchezza cromatica, alle gradazioni di colore fino al tratteggio di delicate velature. 

Il volto umano è da molteplici anni il tema dominante dell’arte di Grones e, osservando i suoi lavori, si nota come ogni ritratto racchiuda una propria unicità e come questi si differenzino gli uni dagli altri anche solo da un minimo particolare, sì da poterli paragonare a un paesaggio, unico e inconfondibile. Attraverso una minuziosa attenzione ai dettagli, siano essi rughe, arrossamenti, rigonfiamenti, l’artista coglie nel viso delle persone il vissuto e il carattere del singolo individuo, l’involucro intimo della personalità nascosta dietro alla superficie; è un’arte della profondità e del disvelamento che, avente come nucleo della propria indagine l’uomo, mira a portare alla luce il mistero che si cela oltre al dato oggettivo, dipinto in tutta la sua concretezza.

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27.7 - 6.8.2012
Istitut Ladin Micurá de Rü

Collaboration
Epl-Ert por i Ladins
Istitut Ladin Micurá de Rü

Work done  
Curator, drafting of texts and coordinator of the project